L’impegno del dialogo
20 ottobre 2011
“Dialogo significa raccogliere e insieme scegliere. Quindi non è semplicemente partecipare a una discussione senza fine, ma ad un certo punto scegliere, raccogliere qualche cosa da questa discussione.
E nello stesso tempo dialogo significa qualche cosa di non completamente pacifico: dia
logo significa disputare.
Quando noi parliamo di dialogo, parliamo di qualche cosa che discorre, ma che nel discorrere porta a scelte e in qualche momento anche a delle dispute”
Traggo la citazione di Andrea Bixio da un testo, Seminare il dialogo.
Segnala insieme la bellezza e la difficoltà del dialogo. Non c’è soltanto la semplicità dell’incontro. Anche nella semplice relazione tra due soggetti ci sono due mondi che si incontrano.
Il dialogo, dunque, diventa impegno, ricerca ermeneutica per comprendere il significato ed il senso del linguaggio di degli attori, capacità comunicativa, per verificare la struttura formale e le regole dell’azione.
Il primo impegno per il dialogo è svelare “la struttura che noi riproduciamo” per riprendere le parole dell’autore. Individueremo pregiudizi, stereotipi, menzogne alcuni già chiari in noi, altri sconosciuti, sveleremo le ideologie di cui siamo anche inconsapevolemtne prigionieri.
Per questo l’invito conclusivo di Bixio è nella ricerca di un processo ascetico del dialogo, in modo da liberarlo dalla coercizione.
Il secondo impegno è la disponibilità ad aprirsi ad una communitas, comprendendo la ricchezza della relatività e della relazione.
Lo illustra Federico D’Agostino nel saggio successivo:
“Noi non abbiamo la verità, ma ci avviciniamo alla verità;
ognuno di noi è possessore di un po’ di verità.
Il problema principale è costruire una communitas con questi frammenti di verità
che ognuno di noi possiede, partendo dalle varie tradizioni”
L’immagine l’ho presa da questo blog




