Dal mare alla terra e ritorno

Dare voce alle donne migranti è un modo alternativo di raccontare, come nuovi cittadini – cittadine nel nostro caso – si integrano nella nostra società.

Nel Convegno I confini del terrore. Orizzonti, immaginari e percorsi umani, presso il bellissimo Palazzo Giavanti di Noto. Ho presentato i risultati di un progetto di ricerca su Voci di donne dal Mediterraneo.

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Il progetto si inserisce nel percorso di ricerca intrapreso da diversi anni dal laboratorio sul Pluralismo Culturale, diretto dalla professoressa Carmelina Chiara Canta, ordinaria di sociologia dei processi culturali e sociologia della cultura di genere presso il dipartimento di Scienze della Formazione Università di Roma Tre.

Abbiamo approfondito il rapporto tra la identità e mare a partire dai racconti di donne migranti che vivono in Sicilia. Si è voluto analizzare la relazione tra il viaggio migratorio, l’ integrazione e l’ appartenenza culturale delle donne con la loro percezione del mare, inteso come spazio culturale denso di significati, di vita e di scambi (Canta 2007, 2010),

L’indagine esplorativa sociologica si è svolta nella Sicilia Occidentale e nello specifico nella provincia di Trapani, che per la sua collocazione geografica, a pochi chilometri dalle coste tunisine, è sempre stata meta dei flussi migratori. Il territorio del trapanese è caratterizzato da un tipo di immigrazione riuscita e di successo come ad esempio il caso della comunità tunisina a Mazara del Vallo, e allo stesso tempo è meta di un altro tipo di immigrazione, quella legata agli sbarchi e all’”emergenza migranti”: una realtà percepita come “distopica” e “liquida” (Bauman 2002, 2008).

Le intenzioni e il lavoro da svolgere hanno seguito questo percorso di analisi: costruire i dati della ricerca di sfondo, effettuare delle interviste videoregistrate e audioregistrate a testimoni privilegiate, realizzare un cortometraggio e un reportage fotografico. La ricerca sul terreno si è svolta nel 2016 nei comuni di Mazara del Vallo, Marsala, Petrosino, Paceco, Trapani e Custonaci.

L’ipotesi di partenza è stata quella di comprendere il “valore” del mare per le donne migranti. In particolare si è inteso porre l’accento sull’esperienza del “Mare dopo” il viaggio.

Ma nel processo di ricerca, come afferma R. Merton, a volte interviene la serendipity. Abbiamo così scoperto che il coinvolgimento delle donne era legato alla narrazione del legame con la terra: la loro terra d’origine e la loro terra di arrivo; dentro questo binomio si collocava la costruzione biografica e l’identità sociale (Malouff, 2005).

Solo in seconda battuta abbiamo potuto riscontrare la formulazione del loro rapporto con il mare in base alla loro esperienza di vita. A guidarci è stato il concetto di gusto di Bourdieu.

 

Si può approfondire l’argomento in Ricerca migante. Racconti di donne dal Mediterraneo, pubblicato da Roma TrE-press.

 

Alcuni testi di riferimento

BAUMAN Z., (2002), Modernità liquida, Laterza, Bari-Roma.

– (2008), Paura liquida, Laterza, Bari-Roma

CANTA, C.C., PEPE, M. (a cura di), (2007), Abitare il dialogo. Società e culture dell’amicizia nel Mediterraneo, FrancoAngeli, Milano.

CANTA C.C (2010), Seminare il dialogo. Persone e trame del Mediterraneo, Aracne, Roma.

MAALOUF A. (2005), L’identità, Bompiani, Milano.

MATVEJEVIC P. (2017), Breviario Mediterraneo, Garzanti, Milano.

MERTON R. BARBER E. G. (2002) Viaggi e avventure della Serendipity. Saggio di semantica sociologica e sociologia della scienza, Bologna: Il Mulino.

PULCINI E. (2003), Il potere di unire, Bollati –Boringhieri, Milano.

 

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Niente regole, niente libertà

«Quando le leggi regolanti il comportamento perdono il loro potere di controllo, anche la libertà tende a scomparire»

«La gente… si sentirà smarrita laddove le vecchie prescrizioni svaniscono senza essere sostituite da nuove o dove si sviluppano nuove sfere della vita che non sono ancora soggette alla coscienza morale della comunità»

(K. Mannheim, Libertà, potere e pianificazione democratica, p. 39 e p.43)

La libertà non si può limitare all’indipendenza e all’autonomia.pollicino

La libertà è insieme relazione e opportunità. Se la libertà prescinde dall’altro diventa un deserto privo di prospettiva, dove ogni opportuntà si indebolisce nell’anonimato.

Il processo di continua demolizione delle regole e delle istituzioni che le legittimano non solo impedisce la convivenza civile, ma abbandona le persone nell’impervia foresta della vita, dentro un sottobosco che diventa illegibile.

Le regole svolgono una funzione limitante e allo stesso tempo di orientamento.

Per quanto deboli siano, quando le abbandoniamo, senza sostituirle, ci smarriamo come policino, che senza le sue mollichelle di pane non potrà tornare a casa.

Diverso invece è parlare del processo di costruzione delle regole, della loro efficacia e durata nel tempo, e della possibilità di modificarle…

 

 

L’immagine di Gustave Doré, 1897 è tratta da qui

Cittadini e cultura di popolo per ripartire

É fragile la coesione sociale in Italia. Spesso si attribuisce la colpa alla politica, ma non è sufficiente.

Oscilla tra un individualismo diffuso e un disinteresse generale. Si traduce in una scarsa partecipazione alla vita camerapolitica: per la difficoltà dei partiti di trovare un’identita propria, legata alla realtà delle persone; o alla recrudescenza del populismo, così sintetizza anche Ilvo Diamanti nel declino del ceto medio e la deriva populista.

Il disagio economico ci disorienta. Probabilmente non siamo attrezzati ad affrontarlo non solo economicamente ma, e soprattutto, culturalmente, abituati allo stile di vita del consumo.

Piombati dentro un vuoto, ci troviamo a riscontrare la crescita delle disuguaglianze, come ha ribadito l’ultima indagine sulle famiglie di Bankitalia, dove emergono la difficoltà di un equilibrio tra le generazioni e soprattutto la condizione di vulnerabilità economica e sociale dei nostri giovani.

Forse per ripartire avremmo bisogno di imboccare una strada che chiede ad ognuno la responsabilità di essere cittadini e la consapevolezza culturale di essere popolo. Un suggerimento che trovo nelle parole di Papa Francesco, scritte nella Evangelii Gaudium (220):

Ricordiamo che l’essere fedele cittadino è una virtù e la partecipazione alla vita politica è un’obbligazione morale. Ma diventare un popolo è qualcosa di più, e richiede un costante processo nel quale ogni nuova generazione si vede coinvolta. E’ un lavoro lento e arduo che esige di volersi integrare e di imparare a farlo fino a sviluppare una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia.

Dai sogni all’utopia

sogni-brelNegli occhi dei giovani spesso si incrocia una sottile forma di delusione, mentre ci si aspetterebbe la scintilla dei loro sogni.

Si subodora un cotesto di scoraggiamento, che galoppa nel pensiero unico, quello che lega tutto al profitto.

Così i sogni soffocano prima di cominciare.

Invece è importante che i giovani tornino a sognare. Non solo per le aspettative della loro vita ma per il futuro della società che altrimenti perde una grande opportunità di trasformare quei singoli sogni in potenziali utopie, quelle che prospettano le possibilità di cambiare e vedono la storia come un cammino, come  in Ideologia e utopia le descriveva Karl Mannheim.

Per lui erano visioni della società che non considerano la realtà esistente come determinata, ma la oltrepassano perché si pongono dentro un processo in continua trasformazione.

Ma per passare dai sogni all’utopia c’è bisogno anche di superare una prospettiva individualista e iniziare a raccontare, condividere e proporre i sogni veri, quelli che svegliano le coscienze e toccano i cuori.

L’immagine è tratta da qui

Per i giovani meglio prevedere

In Italia manca una prospettiva di futuro. Ci affatichiamo e combattiamo sulle urgenze, ma stentiamo a formulare previsioni.

Quando ad esempio affrontiamo il tema giovani e lavoro. In tanti ci soffermiamo sulle formule contrattuali per facilitare l’accesso, sulle agevolazioni fiscali per incentivare le aziende.

Manca un pensiero sullo scenario per il futuro, sul quale altri Paesi investono (Francia, USA, Gran Bretagna, Russia ad esempio).

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Alcuni studi anglosassoni indicano tre aree di impiego in crescita per il futuro occupazionale: high tech,  green economy, servizi alla persona. In tutte le aree ci saranno lavori più o meno qualificati, più o meno remunerati, ma ci saranno.

Forse invece di rivolgerci agli astrologi e di auspicare il superamento della crisi, si potrebbe concretamente iniziare a prevedere anche in Italia.

La traiettoria della storia non è quella della palla da biliardo, che una volta colpita, segue un cammino definito, ma piuttosto quella delle nuvole (Robert Musil)

Per immaginare il futuro dovremmo investire in previsione che vuol dire aiutare a scegliere nel presente come  poter vivere il proprio futuro, condizionandolo, senza predestinazione, il proprio destino (cfr. Rizza S., Il presente del futuro. Sociologia e previsione sociale, Franco Angeli, Milano 2003).

L’immagine è tratta da qui